expopostNon ci sono libri a Expo, né per grandi né per piccoli. Mentre cammino nelle stradine assolate di questo non luogo che raccoglie frammenti di paesi vicini e lontani, mentre osservo il pubblico fotografare l’albero della vita, orrore che non trova un aggettivo di nessuna specie, dinnanzi ad una fila inaffrontabile per entrare nel padiglione Italia, penso ai bambini che visiteranno questo luogo. Vedranno molte postazioni Ferrero, con l’ovino Kinder che sbuca fuori da una parete, come nella più consumata pubblicità americana. Una di queste postazioni si trova proprio accanto al centro di accoglienza per il Children Park. Coincidenza o calcolo? Il parco è semideserto, i responsabili di alcune aree sono stravaccati. Un babbo e un bambino si avvicinano e prontamente una signorina li accoglie per spiegare i giochi che si possono fare. Il bambino sembra refrattario a sottoporsi alla prova degli odori. Sistemati sotto una campana siamo inalati di una essenza che dobbiamo riconoscere e ritrovare nei vasi di erbe aromatiche poste accanto alle campane. Il mio naso percepisce odore di plastica e per nulla quello del basilico, come avrebbe dovuto per guadagnarsi un applauso registrato. Poco prima, nel padiglione della Germania, ho ammirato un percorso per bambini ideato con intelligenza che fa uso di tecnologia digitale, molto familiare ai bambini.
Al Children Park salto il passaggio dell’acqua attirata da un “gioco” che rimanda al Luna Park, una sorta di stagno delle paperette dove galleggiano palle contenenti i messaggi. Si prende una palla, si legge il messaggio planetario e se ne scrive un altro per il bambino che verrà dopo di noi. Penso che con mio figlio, o con i miei alunni, non avrei trovato particolare interesse in questa area; avrei visitato, invece, il padiglione di Israele e insieme avremmo scoperto che là, in una terra davvero dura da coltivare, hanno inventato il sistema di irrigazione a goccia e i pomodorini detti ciliegini. Sempre nel Children Park c’è una zona di riposo: ti aspetti sedute, fresco, e ti trovi in un parcheggio di trattori blu di plastica. Dopo la mia visita ho letto della famosa Carta di Milano per ragazzi. So che l’hanno redatta quelli della Scuola Holden, mentre le illustrazioni sono quelle al servizio di Stilton. Tutto si tiene: Ministro che presenta il volume, foto dei ragazzi con maglietta, cappellino e una esagerata felicità stampata in faccia. E Repubblica che dedica una pagina a un libro che da settembre arriverà in ogni scuola. Sī, ciao!